MIRACOLO DI SANT’AGNESE

Cannaregio, 3512

AUTORE: Jacopo Robusti detto il Tintoretto

SECOLO: XVI

DATA: 1577 ca.

CHIESA: Chiesa di Madonna dell’Orto

COLLOCAZIONE: Cappella Contarini

Sull’altare della cappella Contarini spicca la bellissima pala di Sant’Agnese che ha risuscitato il figlio del prefetto romano che aveva tentato di usarle violenza. Di grande efficacia e fascino è il turbinio di angeli dalle vesti azzurre che volteggiano al di sopra di una serie di edifici classici. Tintoretto, invece di ambientare l’episodio nel luogo del martirio, ha preferito il luogo in cui venne sepolta la martire, Sant’Agnese fuori le mura; riproduce le fattezze del tempio di San Pietro in Montorio del Bramante, che rafforza l’atmosfera tipicamente “romana”. Al centro della scena spicca la fanciulla luminosissima biancovestita; accanto ad Agnese il candido agnellino che nella iconografia resterà l’emblema della giovanissima martire, simboleggiando la castità della sposa di Cristo. Davanti a lei il prefetto, avvolto in una smagliante veste rossa, si protende quasi sopra la santa manifestando la sua meraviglia per il miracolo; infatti, Licinio steso a terra sta riprendendo vita sorretto da un amico. La posizione ed i gesti del prefetto, la figura scorciata di un angelo, come pure lo slancio in avanti dei presenti, colti da stupore o devozione, presentano evidenti analogie compositive con la tela su San Marco Libera lo Schiavo (1548) dove il Tintoretto aveva già messo a punto espedienti figurativi per esprimere dinamicamente l’irruzione dell’innaturale nella realtà quotidiana.