• 1 novembre visita artistica nelle chiese dalle 12.30 alle 16.30; Museo di Santo Stefano dalle 12 alle 16.30; Basilica dei Frari dalle 13 alle 18; chiesa di San Giovanni Elemosinario chiusa
  • Chiesa di San Giobbe A causa di importanti lavori di manutenzione la visita artistica è sospesa nella chiesa di San Giobbe.

Le chiese >  Chiesa di San Sebastiano
Opere della chiesa di San Sebastiano indicate nella mappa ma senza immagine

Secolo: XVI°
AUTORE: Paolo Caliari detto il Veronese (1528-1588)
TITOLO: Abramo e Melchisedech
DATA: 1555
COLLOCAZIONE: soffitto della sacrestia (nella mappa n°16)
TECNICA: olio su tela

L’amicizia per l’abate Bernardo Torlioni, priore del convento dei gerolimini a Verona, per il quale Paolo Veronese aveva dipinto una Deposizione ora la Museo di Castelvecchio, porta l’artista a trasferirsi a Venezia. L’ambizioso progetto della decorazione della chiesa iniziò nel 1555  con la realizzazione delle tele per il soffitto della sacrestia. L’iconografia  che coniuga il percorso mariano con la narrazione delle storie di san Sebastiano riprende l’antica doppia intitolazione della chiesa al martire e alla Vergine. Nel breve giro di un anno, il Veronese consegna le prime tele, così come accerta la data “MDLV. DIE XXII NOVEMBER”, apposta su uno dei tondi angolari con cherubini. Al centro del soffitto, il Veronese realizza l’Incoronazione della Vergine; ai lati sono rappresentati i Quattro evangelisti, con i loro simboli. Nei tondi agli angoli quattro coppie di putti sostengono alternativamente due libri identificabili con l’Antico ed il Nuovo Testamento, sui quali è apposta la data di conclusione dell’opera. Agli angoli le Quattro virtù cardinali sottolineano le lodi alla Vergine: la Prudenza con lo specchio, la Giustizia con la bilancia, la Fortezza con la colonna, la Temperanza con le briglie. Negli ovali posti agli angoli della tela centrale è narrata la storia dell’umanità priva della legge; si susseguono le scene della Creazione di Eva, il Peccato originale, la Scoperta del peccato originale e  la Cacciata dal Paradiso terrestre. Negli otto rettangoli esterni è invece narrato il cammino dell’umanità sotto la Legge, in cui le vicende dei personaggi dell’Antico Testamento preludono a momenti della vita di Cristo: da sinistra Abramo e Melchisedech, Giuditta e Oloferne, Mosè in preghiera presso gli Amaleciti, Caino e Abele, Il giudizio di Salomone, Davide e Golia, Ester e Assuero, Mosè riceve le tavole della Legge.

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AUTORE: Paolo Caliari detto il Veronese (1528-1588)
TITOLO: Caino e Abele
DATA: 1555
COLLOCAZIONE: soffitto della sacrestia (nella mappa n°16)
TECNICA: olio su tela

L’amicizia per l’abate Bernardo Torlioni, priore del convento dei gerolimini a Verona, per il quale Paolo Veronese aveva dipinto una Deposizione ora la Museo di Castelvecchio, porta l’artista a trasferirsi a Venezia. L’ambizioso progetto della decorazione della chiesa iniziò nel 1555  con la realizzazione delle tele per il soffitto della sacrestia. L’iconografia  che coniuga il percorso mariano con la narrazione delle storie di san Sebastiano riprende l’antica doppia intitolazione della chiesa al martire e alla Vergine. Nel breve giro di un anno, il Veronese consegna le prime tele, così come accerta la data “MDLV. DIE XXII NOVEMBER”, apposta su uno dei tondi angolari con cherubini. Al centro del soffitto, il Veronese realizza l’Incoronazione della Vergine; ai lati sono rappresentati i Quattro evangelisti, con i loro simboli. Nei tondi agli angoli quattro coppie di putti sostengono alternativamente due libri identificabili con l’Antico ed il Nuovo Testamento, sui quali è apposta la data di conclusione dell’opera. Agli angoli le Quattro virtù cardinali sottolineano le lodi alla Vergine: la Prudenza con lo specchio, la Giustizia con la bilancia, la Fortezza con la colonna, la Temperanza con le briglie. Negli ovali posti agli angoli della tela centrale è narrata la storia dell’umanità priva della legge; si susseguono le scene della Creazione di Eva, il Peccato originale, la Scoperta del peccato originale e  la Cacciata dal Paradiso terrestre. Negli otto rettangoli esterni è invece narrato il cammino dell’umanità sotto la Legge, in cui le vicende dei personaggi dell’Antico Testamento preludono a momenti della vita di Cristo: da sinistra Abramo e Melchisedech, Giuditta e Oloferne, Mosè in preghiera presso gli Amaleciti, Caino e Abele, Il giudizio di Salomone, Davide e Golia, Ester e Assuero, Mosè riceve le tavole della Legge.

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AUTORE: Pietro Baratta (1668-1729)
TITOLO: Cristo
DATA: XVII secolo
COLLOCAZIONE: terza cappella destra (nella mappa n° 8)
TECNICA: rilievo
MATERIALI: marmo

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AUTORE: Anonimo (XVI secolo)
TITOLO: Cristo in gloria
DATA: XVI secolo
COLLOCAZIONE: prima cappella destra - paliotto (nella mappa n° 6)
TECNICA: commesso
MATERIALI: marmo

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AUTORE: Paolo Caliari detto il Veronese (1528-1588)
TITOLO: Davide e Golia
DATA: 1555
COLLOCAZIONE: soffitto della sacrestia (nella mappa n° 16)
TECNICA: olio su tela

L’amicizia per l’abate Bernardo Torlioni, priore del convento dei gerolimini a Verona, per il quale Paolo Veronese aveva dipinto una Deposizione ora la Museo di Castelvecchio, porta l’artista a trasferirsi a Venezia. L’ambizioso progetto della decorazione della chiesa iniziò nel 1555  con la realizzazione delle tele per il soffitto della sacrestia. L’iconografia  che coniuga il percorso mariano con la narrazione delle storie di san Sebastiano riprende l’antica doppia intitolazione della chiesa al martire e alla Vergine. Nel breve giro di un anno, il Veronese consegna le prime tele, così come accerta la data “MDLV. DIE XXII NOVEMBER”, apposta su uno dei tondi angolari con cherubini. Al centro del soffitto, il Veronese realizza l’Incoronazione della Vergine; ai lati sono rappresentati i Quattro evangelisti, con i loro simboli. Nei tondi agli angoli quattro coppie di putti sostengono alternativamente due libri identificabili con l’Antico ed il Nuovo Testamento, sui quali è apposta la data di conclusione dell’opera. Agli angoli le Quattro virtù cardinali sottolineano le lodi alla Vergine: la Prudenza con lo specchio, la Giustizia con la bilancia, la Fortezza con la colonna, la Temperanza con le briglie. Negli ovali posti agli angoli della tela centrale è narrata la storia dell’umanità priva della legge; si susseguono le scene della Creazione di Eva, il Peccato originale, la Scoperta del peccato originale e  la Cacciata dal Paradiso terrestre. Negli otto rettangoli esterni è invece narrato il cammino dell’umanità sotto la Legge, in cui le vicende dei personaggi dell’Antico Testamento preludono a momenti della vita di Cristo: da sinistra Abramo e Melchisedech, Giuditta e Oloferne, Mosè in preghiera presso gli Amaleciti, Caino e Abele, Il giudizio di Salomone, Davide e Golia, Ester e Assuero, Mosè riceve le tavole della Legge.

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AUTORE: Paolo Caliari detto il Veronese (1528-1588)
TITOLO: Ester e Assuero
DATA: 1555
COLLOCAZIONE: soffitto della sacrestia (nella mappa n°16)
TECNICA: olio su tela

L’amicizia per l’abate Bernardo Torlioni, priore del convento dei gerolimini a Verona, per il quale Paolo Veronese aveva dipinto una Deposizione ora la Museo di Castelvecchio, porta l’artista a trasferirsi a Venezia. L’ambizioso progetto della decorazione della chiesa iniziò nel 1555  con la realizzazione delle tele per il soffitto della sacrestia. L’iconografia  che coniuga il percorso mariano con la narrazione delle storie di san Sebastiano riprende l’antica doppia intitolazione della chiesa al martire e alla Vergine. Nel breve giro di un anno, il Veronese consegna le prime tele, così come accerta la data “MDLV. DIE XXII NOVEMBER”, apposta su uno dei tondi angolari con cherubini. Al centro del soffitto, il Veronese realizza l’Incoronazione della Vergine; ai lati sono rappresentati i Quattro evangelisti, con i loro simboli. Nei tondi agli angoli quattro coppie di putti sostengono alternativamente due libri identificabili con l’Antico ed il Nuovo Testamento, sui quali è apposta la data di conclusione dell’opera. Agli angoli le Quattro virtù cardinali sottolineano le lodi alla Vergine: la Prudenza con lo specchio, la Giustizia con la bilancia, la Fortezza con la colonna, la Temperanza con le briglie. Negli ovali posti agli angoli della tela centrale è narrata la storia dell’umanità priva della legge; si susseguono le scene della Creazione di Eva, il Peccato originale, la Scoperta del peccato originale e  la Cacciata dal Paradiso terrestre. Negli otto rettangoli esterni è invece narrato il cammino dell’umanità sotto la Legge, in cui le vicende dei personaggi dell’Antico Testamento preludono a momenti della vita di Cristo: da sinistra Abramo e Melchisedech, Giuditta e Oloferne, Mosè in preghiera presso gli Amaleciti, Caino e Abele, Il giudizio di Salomone, Davide e Golia, Ester e Assuero, Mosè riceve le tavole della Legge.

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AUTORE: Andrea Meldolla detto lo Schiavone (1500 ca.-1563)
TITOLO: Figure di Virtù
DATA: 1540 ca.
COLLOCAZIONE: prima cappella sinistra (nella mappa n°22)
TECNICA: affresco

Le sei cappelle laterali furono messe a punto lungo il decennio 1544-1553 su modello delle due,realizzate ai lati della maggiore e già completate da tempo. La più importante storicamente ed artisticamente è quella di Marcantonio Grimani (la terza a sinistra) mentre le altre due a sinistra furono costruite per ultime (1552-1553) a diretta cura del monastero, ma sovvenzionate a posteriori da una cospicua donazione di Marcantonio Grimani. Le tre cappelle a destra, invece, sono il prodotto della fase intermedia dei lavori di ampliamento e delle pratiche di concessione che segue al “prototipo” Grimani.

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AUTORE: Paolo Caliari detto il Veronese (1528-1588)
TITOLO: Figure di Virtù
DATA: 1558-60
COLLOCAZIONE: organo - parete sinistra sopra la porta della sacrestia (nella mappa n° 14)
TECNICA: olio su tela

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AUTORE: Paris Bordone (attr.) (1500-1571)
TITOLO: Giona e la balena
DATA: XVI secolo
COLLOCAZIONE: parete destra (nella mappa n°4)
TECNICA: olio su tela

La decorazione della chiesa venne interrotta per poco più di un anno, ma già agli inizi del 1558 l’artista riprese il lavoro per la decorazione delle pareti. Il breve tempo di esecuzione impiegato per la realizzazione dell’opera, seppur aiutato da altri pittori della bottega, rende inutile qualsiasi supposizione relativa alla priorità di una parte rispetto ad un’altra.

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AUTORE: Paolo Caliari detto il Veronese (1528-1588)
TITOLO: Giuditta e Oloferne
DATA: 1555
COLLOCAZIONE: soffitto della sacrestia (nella mappa n°16)
TECNICA: olio su tela

L’amicizia per l’abate Bernardo Torlioni, priore del convento dei gerolimini a Verona, per il quale Paolo Veronese aveva dipinto una Deposizione ora la Museo di Castelvecchio, porta l’artista a trasferirsi a Venezia. L’ambizioso progetto della decorazione della chiesa iniziò nel 1555  con la realizzazione delle tele per il soffitto della sacrestia. L’iconografia  che coniuga il percorso mariano con la narrazione delle storie di san Sebastiano riprende l’antica doppia intitolazione della chiesa al martire e alla Vergine. Nel breve giro di un anno, il Veronese consegna le prime tele, così come accerta la data “MDLV. DIE XXII NOVEMBER”, apposta su uno dei tondi angolari con cherubini. Al centro del soffitto, il Veronese realizza l’Incoronazione della Vergine; ai lati sono rappresentati i Quattro evangelisti, con i loro simboli. Nei tondi agli angoli quattro coppie di putti sostengono alternativamente due libri identificabili con l’Antico ed il Nuovo Testamento, sui quali è apposta la data di conclusione dell’opera. Agli angoli le Quattro virtù cardinali sottolineano le lodi alla Vergine: la Prudenza con lo specchio, la Giustizia con la bilancia, la Fortezza con la colonna, la Temperanza con le briglie. Negli ovali posti agli angoli della tela centrale è narrata la storia dell’umanità priva della legge; si susseguono le scene della Creazione di Eva, il Peccato originale, la Scoperta del peccato originale e  la Cacciata dal Paradiso terrestre. Negli otto rettangoli esterni è invece narrato il cammino dell’umanità sotto la Legge, in cui le vicende dei personaggi dell’Antico Testamento preludono a momenti della vita di Cristo: da sinistra Abramo e Melchisedech, Giuditta e Oloferne, Mosè in preghiera presso gli Amaleciti, Caino e Abele, Il giudizio di Salomone, Davide e Golia, Ester e Assuero, Mosè riceve le tavole della Legge.

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AUTORE: Paolo Caliari detto il Veronese (1528-1588)
TITOLO: Il giudizio di Salomone
DATA: 1555
COLLOCAZIONE: soffitto della sacrestia (nella mappa n°16)
TECNICA: olio su tela

L’amicizia per l’abate Bernardo Torlioni, priore del convento dei gerolimini a Verona, per il quale Paolo Veronese aveva dipinto una Deposizione ora la Museo di Castelvecchio, porta l’artista a trasferirsi a Venezia. L’ambizioso progetto della decorazione della chiesa iniziò nel 1555  con la realizzazione delle tele per il soffitto della sacrestia. L’iconografia  che coniuga il percorso mariano con la narrazione delle storie di san Sebastiano riprende l’antica doppia intitolazione della chiesa al martire e alla Vergine. Nel breve giro di un anno, il Veronese consegna le prime tele, così come accerta la data “MDLV. DIE XXII NOVEMBER”, apposta su uno dei tondi angolari con cherubini. Al centro del soffitto, il Veronese realizza l’Incoronazione della Vergine; ai lati sono rappresentati i Quattro evangelisti, con i loro simboli. Nei tondi agli angoli quattro coppie di putti sostengono alternativamente due libri identificabili con l’Antico ed il Nuovo Testamento, sui quali è apposta la data di conclusione dell’opera. Agli angoli le Quattro virtù cardinali sottolineano le lodi alla Vergine: la Prudenza con lo specchio, la Giustizia con la bilancia, la Fortezza con la colonna, la Temperanza con le briglie. Negli ovali posti agli angoli della tela centrale è narrata la storia dell’umanità priva della legge; si susseguono le scene della Creazione di Eva, il Peccato originale, la Scoperta del peccato originale e  la Cacciata dal Paradiso terrestre. Negli otto rettangoli esterni è invece narrato il cammino dell’umanità sotto la Legge, in cui le vicende dei personaggi dell’Antico Testamento preludono a momenti della vita di Cristo: da sinistra Abramo e Melchisedech, Giuditta e Oloferne, Mosè in preghiera presso gli Amaleciti, Caino e Abele, Il giudizio di Salomone, Davide e Golia, Ester e Assuero, Mosè riceve le tavole della Legge.  

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AUTORE: Paolo Caliari detto il Veronese (1528-1588)
TITOLO: Il peccato originale
DATA: 1555
COLLOCAZIONE: soffitto della sacrestia (nella mappa n° 16)
TECNICA: olio su tela

L’amicizia per l’abate Bernardo Torlioni, priore del convento dei gerolimini a Verona, per il quale Paolo Veronese aveva dipinto una Deposizione ora la Museo di Castelvecchio, porta l’artista a trasferirsi a Venezia. L’ambizioso progetto della decorazione della chiesa iniziò nel 1555  con la realizzazione delle tele per il soffitto della sacrestia. L’iconografia  che coniuga il percorso mariano con la narrazione delle storie di san Sebastiano riprende l’antica doppia intitolazione della chiesa al martire e alla Vergine. Nel breve giro di un anno, il Veronese consegna le prime tele, così come accerta la data “MDLV. DIE XXII NOVEMBER”, apposta su uno dei tondi angolari con cherubini. Al centro del soffitto, il Veronese realizza l’Incoronazione della Vergine; ai lati sono rappresentati i Quattro evangelisti, con i loro simboli. Nei tondi agli angoli quattro coppie di putti sostengono alternativamente due libri identificabili con l’Antico ed il Nuovo Testamento, sui quali è apposta la data di conclusione dell’opera. Agli angoli le Quattro virtù cardinali sottolineano le lodi alla Vergine: la Prudenza con lo specchio, la Giustizia con la bilancia, la Fortezza con la colonna, la Temperanza con le briglie. Negli ovali posti agli angoli della tela centrale è narrata la storia dell’umanità priva della legge; si susseguono le scene della Creazione di Eva, il Peccato originale, la Scoperta del peccato originale e  la Cacciata dal Paradiso terrestre. Negli otto rettangoli esterni è invece narrato il cammino dell’umanità sotto la Legge, in cui le vicende dei personaggi dell’Antico Testamento preludono a momenti della vita di Cristo: da sinistra Abramo e Melchisedech, Giuditta e Oloferne, Mosè in preghiera presso gli Amaleciti, Caino e Abele, Il giudizio di Salomone, Davide e Golia, Ester e Assuero, Mosè riceve le tavole della Legge.

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AUTORE: Andrea Meldolla detto lo Schiavone (1500 ca.-1563)
TITOLO: Il tradimento di Giuda
DATA: 1540 ca.
COLLOCAZIONE: parete sinistra - cappella Grimani (nella mappa n°20)
TECNICA: affresco

Le sei cappelle laterali furono messe a punto lungo il decennio 1544-1553 su modello delle due, realizzate ai lati della maggiore e già completate da tempo. La più importante storicamente ed artisticamente è quella di Marcantonio Grimani (la terza a sinistra) mentre le altre due a sinistra furono costruite per ultime (1552-1553) a diretta cura del monastero, ma sovvenzionate a posteriori da una cospicua donazione di Marcantonio Grimani. Le tre cappelle a destra, invece, sono il prodotto della fase intermedia dei lavori di ampliamento e delle pratiche di concessione che segue al “prototipo” Grimani.Marcantonio Grimani volle aggiungere ai ricchi ornamenti marmorei e alla lapide sepolcrale, il ritratto in busto e i due santi eponimi Marco e Antonio abate tutti e tre firmati da Alessandro Vittoria, nonché l’Orazione nell’orto, la Deposizione nel sepolcro ai lati, il Bacio di Giuda nella volta e la Resurrezione sulla parete di fondo tutti da attribuire senza alcun dubbio agli ultimi anni di attività dello Schiavone. Sull’altare è collocata la Madonna col Bambino, Santa Caterina e frate Michele Spaventi.

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AUTORE: Andrea Meldolla detto lo Schiavone (1500 ca.-1563)
TITOLO: L'orazione nell'orto
DATA: 1540 ca.
COLLOCAZIONE: parete sinistra - cappella Grimani (nella mappa n° 20)
TECNICA: affresco

Le sei cappelle laterali furono messe a punto lungo il decennio 1544-1553 su modello delle due, realizzate ai lati della maggiore e già completate da tempo. La più importante storicamente ed artisticamente è quella di Marcantonio Grimani (la terza a sinistra) mentre le altre due a sinistra furono costruite per ultime (1552-1553) a diretta cura del monastero, ma sovvenzionate a posteriori da una cospicua donazione di Marcantonio Grimani. Le tre cappelle a destra, invece, sono il prodotto della fase intermedia dei lavori di ampliamento e delle pratiche di concessione che segue al “prototipo” Grimani.Marcantonio Grimani volle aggiungere ai ricchi ornamenti marmorei e alla lapide sepolcrale, il ritratto in busto e i due santi eponimi Marco e Antonio abate tutti e tre firmati da Alessandro Vittoria, nonché l’Orazione nell’orto, la Deposizione nel sepolcro ai lati, il Bacio di Giuda nella volta e la Resurrezione sulla parete di fondo tutti da attribuire senza alcun dubbio agli ultimi anni di attività dello Schiavone. Sull’altare è collocata la Madonna col Bambino, Santa Caterina e frate Michele Spaventi.

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AUTORE: Paolo Caliari detto il Veronese (1528-1588)
TITOLO: La cacciata dal paradiso terrestre
DATA: 1555
COLLOCAZIONE: soffitto della sacrestia (nella mappa n°16)
TECNICA: olio su tela

L’amicizia per l’abate Bernardo Torlioni, priore del convento dei gerolimini a Verona, per il quale Paolo Veronese aveva dipinto una Deposizione ora la Museo di Castelvecchio, porta l’artista a trasferirsi a Venezia. L’ambizioso progetto della decorazione della chiesa iniziò nel 1555  con la realizzazione delle tele per il soffitto della sacrestia. L’iconografia  che coniuga il percorso mariano con la narrazione delle storie di san Sebastiano riprende l’antica doppia intitolazione della chiesa al martire e alla Vergine. Nel breve giro di un anno, il Veronese consegna le prime tele, così come accerta la data “MDLV. DIE XXII NOVEMBER”, apposta su uno dei tondi angolari con cherubini. Al centro del soffitto, il Veronese realizza l’Incoronazione della Vergine; ai lati sono rappresentati i Quattro evangelisti, con i loro simboli. Nei tondi agli angoli quattro coppie di putti sostengono alternativamente due libri identificabili con l’Antico ed il Nuovo Testamento, sui quali è apposta la data di conclusione dell’opera. Agli angoli le Quattro virtù cardinali sottolineano le lodi alla Vergine: la Prudenza con lo specchio, la Giustizia con la bilancia, la Fortezza con la colonna, la Temperanza con le briglie. Negli ovali posti agli angoli della tela centrale è narrata la storia dell’umanità priva della legge; si susseguono le scene della Creazione di Eva, il Peccato originale, la Scoperta del peccato originale e  la Cacciata dal Paradiso terrestre. Negli otto rettangoli esterni è invece narrato il cammino dell’umanità sotto la Legge, in cui le vicende dei personaggi dell’Antico Testamento preludono a momenti della vita di Cristo: da sinistra Abramo e Melchisedech, Giuditta e Oloferne, Mosè in preghiera presso gli Amaleciti, Caino e Abele, Il giudizio di Salomone, Davide e Golia, Ester e Assuero, Mosè riceve le tavole della Legge.

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AUTORE: Paolo Caliari detto il Veronese (1528-1588)
TITOLO: La creazione di Eva
DATA: 1555
COLLOCAZIONE: soffitto della sacrestia (nella mappa n°16)
TECNICA: olio su tela

L’amicizia per l’abate Bernardo Torlioni, priore del convento dei gerolimini a Verona, per il quale Paolo Veronese aveva dipinto una Deposizione ora la Museo di Castelvecchio, porta l’artista a trasferirsi a Venezia. L’ambizioso progetto della decorazione della chiesa iniziò nel 1555  con la realizzazione delle tele per il soffitto della sacrestia. L’iconografia  che coniuga il percorso mariano con la narrazione delle storie di san Sebastiano riprende l’antica doppia intitolazione della chiesa al martire e alla Vergine. Nel breve giro di un anno, il Veronese consegna le prime tele, così come accerta la data “MDLV. DIE XXII NOVEMBER”, apposta su uno dei tondi angolari con cherubini. Al centro del soffitto, il Veronese realizza l’Incoronazione della Vergine; ai lati sono rappresentati i Quattro evangelisti, con i loro simboli. Nei tondi agli angoli quattro coppie di putti sostengono alternativamente due libri identificabili con l’Antico ed il Nuovo Testamento, sui quali è apposta la data di conclusione dell’opera. Agli angoli le Quattro virtù cardinali sottolineano le lodi alla Vergine: la Prudenza con lo specchio, la Giustizia con la bilancia, la Fortezza con la colonna, la Temperanza con le briglie. Negli ovali posti agli angoli della tela centrale è narrata la storia dell’umanità priva della legge; si susseguono le scene della Creazione di Eva, il Peccato originale, la Scoperta del peccato originale e  la Cacciata dal Paradiso terrestre. Negli otto rettangoli esterni è invece narrato il cammino dell’umanità sotto la Legge, in cui le vicende dei personaggi dell’Antico Testamento preludono a momenti della vita di Cristo: da sinistra Abramo e Melchisedech, Giuditta e Oloferne, Mosè in preghiera presso gli Amaleciti, Caino e Abele, Il giudizio di Salomone, Davide e Golia, Ester e Assuero, Mosè riceve le tavole della Legge.

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AUTORE: Andrea Meldolla detto lo Schiavone (1500 ca.-1563)
TITOLO: La deposizione nel sepolcro
DATA: 1540 ca.
COLLOCAZIONE: parete sinistra - cappella Grimani (nella mappa n°20)
TECNICA: affresco

Le sei cappelle laterali furono messe a punto lungo il decennio 1544-1553 su modello delle due, realizzate ai lati della maggiore e già completate da tempo. La più importante storicamente ed artisticamente è quella di Marcantonio Grimani (la terza a sinistra) mentre le altre due a sinistra furono costruite per ultime (1552-1553) a diretta cura del monastero, ma sovvenzionate a posteriori da una cospicua donazione di Marcantonio Grimani. Le tre cappelle a destra, invece, sono il prodotto della fase intermedia dei lavori di ampliamento e delle pratiche di concessione che segue al “prototipo” Grimani.Marcantonio Grimani volle aggiungere ai ricchi ornamenti marmorei e alla lapide sepolcrale, il ritratto in busto e i due santi eponimi Marco e Antonio abate tutti e tre firmati da Alessandro Vittoria, nonché l’Orazione nell’orto, la Deposizione nel sepolcro ai lati, il Bacio di Giuda nella volta e la Resurrezione sulla parete di fondo tutti da attribuire senza alcun dubbio agli ultimi anni di attività dello Schiavone. Sull’altare è collocata la Madonna col Bambino, Santa Caterina e frate Michele Spaventi.

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AUTORE: Tommaso Lombardi da Lugano (XVI secolo)
TITOLO: La Madonna col Bambino e San Giovannino
DATA: 1571
COLLOCAZIONE: seconda cappella destra (nella mappa n°7)
TECNICA: scultura
MATERIALI: marmo

Le sei cappelle laterali furono messe a punto lungo il decennio 1544-1553 su modello delle due, realizzate ai lati della maggiore e già completate da tempo. La più importante storicamente ed artisticamente è quella di Marcantonio Grimani (la terza a sinistra) mentre le altre due a sinistra furono costruite per ultime (1552-1553) a diretta cura del monastero, ma sovvenzionate a posteriori da una cospicua donazione di Marcantonio Grimani. Le tre cappelle a destra, invece, sono il prodotto della fase intermedia dei lavori di ampliamento e delle pratiche di concessione che segue al “prototipo” Grimani.

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AUTORE: Paolo Caliari detto il Veronese (1528-1588)
TITOLO: La scoperta del peccato originale
DATA: 1555
COLLOCAZIONE: soffitto della sacrestia (nella mappa n°16)
TECNICA: olio su tela

L’amicizia per l’abate Bernardo Torlioni, priore del convento dei gerolimini a Verona, per il quale Paolo Veronese aveva dipinto una Deposizione ora la Museo di Castelvecchio, porta l’artista a trasferirsi a Venezia. L’ambizioso progetto della decorazione della chiesa iniziò nel 1555  con la realizzazione delle tele per il soffitto della sacrestia. L’iconografia  che coniuga il percorso mariano con la narrazione delle storie di san Sebastiano riprende l’antica doppia intitolazione della chiesa al martire e alla Vergine. Nel breve giro di un anno, il Veronese consegna le prime tele, così come accerta la data “MDLV. DIE XXII NOVEMBER”, apposta su uno dei tondi angolari con cherubini. Al centro del soffitto, il Veronese realizza l’Incoronazione della Vergine; ai lati sono rappresentati i Quattro evangelisti, con i loro simboli. Nei tondi agli angoli quattro coppie di putti sostengono alternativamente due libri identificabili con l’Antico ed il Nuovo Testamento, sui quali è apposta la data di conclusione dell’opera. Agli angoli le Quattro virtù cardinali sottolineano le lodi alla Vergine: la Prudenza con lo specchio, la Giustizia con la bilancia, la Fortezza con la colonna, la Temperanza con le briglie. Negli ovali posti agli angoli della tela centrale è narrata la storia dell’umanità priva della legge; si susseguono le scene della Creazione di Eva, il Peccato originale, la Scoperta del peccato originale e  la Cacciata dal Paradiso terrestre. Negli otto rettangoli esterni è invece narrato il cammino dell’umanità sotto la Legge, in cui le vicende dei personaggi dell’Antico Testamento preludono a momenti della vita di Cristo: da sinistra Abramo e Melchisedech, Giuditta e Oloferne, Mosè in preghiera presso gli Amaleciti, Caino e Abele, Il giudizio di Salomone, Davide e Golia, Ester e Assuero, Mosè riceve le tavole della Legge.

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AUTORE: Pietro Baratta (1668-1729)
TITOLO: La Vergine
DATA: XVII secolo
COLLOCAZIONE: terza cappella destra (nella mappa n°8)
TECNICA: rilievo
MATERIALI: marmo

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AUTORE: Paolo Caliari detto il Veronese (1528-1588)
TITOLO: Le quattro Virtù cardinali
DATA: 1555
COLLOCAZIONE: soffitto della sacrestia (nella mappa n°16)
MISURE:
TECNICA: olio su tela

L’amicizia per l’abate Bernardo Torlioni, priore del convento dei gerolimini a Verona, per il quale Paolo Veronese aveva dipinto una Deposizione ora la Museo di Castelvecchio, porta l’artista a trasferirsi a Venezia. L’ambizioso progetto della decorazione della chiesa iniziò nel 1555  con la realizzazione delle tele per il soffitto della sacrestia. L’iconografia  che coniuga il percorso mariano con la narrazione delle storie di san Sebastiano riprende l’antica doppia intitolazione della chiesa al martire e alla Vergine. Nel breve giro di un anno, il Veronese consegna le prime tele, così come accerta la data “MDLV. DIE XXII NOVEMBER”, apposta su uno dei tondi angolari con cherubini. Al centro del soffitto, il Veronese realizza l’Incoronazione della Vergine; ai lati sono rappresentati i Quattro evangelisti, con i loro simboli. Nei tondi agli angoli quattro coppie di putti sostengono alternativamente due libri identificabili con l’Antico ed il Nuovo Testamento, sui quali è apposta la data di conclusione dell’opera. Agli angoli le Quattro virtù cardinali sottolineano le lodi alla Vergine: la Prudenza con lo specchio, la Giustizia con la bilancia, la Fortezza con la colonna, la Temperanza con le briglie. Negli ovali posti agli angoli della tela centrale è narrata la storia dell’umanità priva della legge; si susseguono le scene della Creazione di Eva, il Peccato originale, la Scoperta del peccato originale e  la Cacciata dal Paradiso terrestre. Negli otto rettangoli esterni è invece narrato il cammino dell’umanità sotto la Legge, in cui le vicende dei personaggi dell’Antico Testamento preludono a momenti della vita di Cristo: da sinistra Abramo e Melchisedech, Giuditta e Oloferne, Mosè in preghiera presso gli Amaleciti, Caino e Abele, Il giudizio di Salomone, Davide e Golia, Ester e Assuero, Mosè riceve le tavole della Legge.

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AUTORE: Jacopo Tatti detto Sansovino (1486-1570)
TITOLO: Monumento al vescovo Livio Podacattaro
DATA: 1556-1557
COLLOCAZIONE: parete destra (nella mappa n°9)
TECNICA: scultura
MATERIALI: pietra d'Istria

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AUTORE: Paolo Caliari detto il Veronese (1528-1588)
TITOLO: Mosè in preghiera presso gli Amaleciti
DATA: 1555
COLLOCAZIONE: soffitto della sacrestia (nella mappa n°16)
TECNICA: olio su tela

L’amicizia per l’abate Bernardo Torlioni, priore del convento dei gerolimini a Verona, per il quale Paolo Veronese aveva dipinto una Deposizione ora la Museo di Castelvecchio, porta l’artista a trasferirsi a Venezia. L’ambizioso progetto della decorazione della chiesa iniziò nel 1555  con la realizzazione delle tele per il soffitto della sacrestia. L’iconografia  che coniuga il percorso mariano con la narrazione delle storie di san Sebastiano riprende l’antica doppia intitolazione della chiesa al martire e alla Vergine. Nel breve giro di un anno, il Veronese consegna le prime tele, così come accerta la data “MDLV. DIE XXII NOVEMBER”, apposta su uno dei tondi angolari con cherubini. Al centro del soffitto, il Veronese realizza l’Incoronazione della Vergine; ai lati sono rappresentati i Quattro evangelisti, con i loro simboli. Nei tondi agli angoli quattro coppie di putti sostengono alternativamente due libri identificabili con l’Antico ed il Nuovo Testamento, sui quali è apposta la data di conclusione dell’opera. Agli angoli le Quattro virtù cardinali sottolineano le lodi alla Vergine: la Prudenza con lo specchio, la Giustizia con la bilancia, la Fortezza con la colonna, la Temperanza con le briglie. Negli ovali posti agli angoli della tela centrale è narrata la storia dell’umanità priva della legge; si susseguono le scene della Creazione di Eva, il Peccato originale, la Scoperta del peccato originale e  la Cacciata dal Paradiso terrestre. Negli otto rettangoli esterni è invece narrato il cammino dell’umanità sotto la Legge, in cui le vicende dei personaggi dell’Antico Testamento preludono a momenti della vita di Cristo: da sinistra Abramo e Melchisedech, Giuditta e Oloferne, Mosè in preghiera presso gli Amaleciti, Caino e Abele, Il giudizio di Salomone, Davide e Golia, Ester e Assuero, Mosè riceve le tavole della Legge.

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AUTORE: Paolo Caliari detto il Veronese (1528-1588)
TITOLO: Mosè riceve le tavole della legge
DATA: 1555
COLLOCAZIONE: soffitto della sacrestia (nella mappa n°16)
TECNICA: olio su tela

L’amicizia per l’abate Bernardo Torlioni, priore del convento dei gerolimini a Verona, per il quale Paolo Veronese aveva dipinto una Deposizione ora la Museo di Castelvecchio, porta l’artista a trasferirsi a Venezia. L’ambizioso progetto della decorazione della chiesa iniziò nel 1555  con la realizzazione delle tele per il soffitto della sacrestia. L’iconografia  che coniuga il percorso mariano con la narrazione delle storie di san Sebastiano riprende l’antica doppia intitolazione della chiesa al martire e alla Vergine. Nel breve giro di un anno, il Veronese consegna le prime tele, così come accerta la data “MDLV. DIE XXII NOVEMBER”, apposta su uno dei tondi angolari con cherubini. Al centro del soffitto, il Veronese realizza l’Incoronazione della Vergine; ai lati sono rappresentati i Quattro evangelisti, con i loro simboli. Nei tondi agli angoli quattro coppie di putti sostengono alternativamente due libri identificabili con l’Antico ed il Nuovo Testamento, sui quali è apposta la data di conclusione dell’opera. Agli angoli le Quattro virtù cardinali sottolineano le lodi alla Vergine: la Prudenza con lo specchio, la Giustizia con la bilancia, la Fortezza con la colonna, la Temperanza con le briglie. Negli ovali posti agli angoli della tela centrale è narrata la storia dell’umanità priva della legge; si susseguono le scene della Creazione di Eva, il Peccato originale, la Scoperta del peccato originale e  la Cacciata dal Paradiso terrestre. Negli otto rettangoli esterni è invece narrato il cammino dell’umanità sotto la Legge, in cui le vicende dei personaggi dell’Antico Testamento preludono a momenti della vita di Cristo: da sinistra Abramo e Melchisedech, Giuditta e Oloferne, Mosè in preghiera presso gli Amaleciti, Caino e Abele, Il giudizio di Salomone, Davide e Golia, Ester e Assuero, Mosè riceve le tavole della Legge.

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AUTORE: Paolo Caliari detto il Veronese (1528-1588)
TITOLO: Natività
DATA: 1558-60
COLLOCAZIONE: organo - parete sinistra sopra la porta della sacrestia (nella mappa n° 14)
TECNICA: olio su tela

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AUTORE: Francesco Fiorentino
TITOLO: Organo
DATA: 1558-1560
COLLOCAZIONE: parete sinistra sopra la porta della sacrestia (nella mappa n°14)
MATERIALI: legno, metallo

Nell’ottobre del 1558 Bernardo Torlioni commissiona l’organo ad Alessandro Visentin e la relativa cassa al maestro Domenico da Treviso il quale s’impegna ad eseguire l’apposito disegno di Paolo Veronese. I maestri Francesco Fiorentino  e Bartolomeo Bolognese s’incaricheranno successivamente delle dorature. La struttura dell’organo era tra l’altro chiamata a bilanciare il gigantesco sepolcro dell’arcivescovo Livio Podacataro disegnato da Jacopo Sansovino che si andava realizzando sulla parete di fronte. Tra il 1559 ed il 1560 Paolo Veronese dipinge le grandi portelle che ad ante chiuse presentano la Presentazione di Gesù al Tempio e ad ante aperte mostrano la Piscina probatica.

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AUTORE: Pietro Baratta (1668-1729)
TITOLO: San Giuseppe
DATA: secolo XVII
COLLOCAZIONE: terza cappella destra (nella mappa n° 8)
TECNICA: scultura
MATERIALI: marmo e bronzo

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AUTORE: Alessandro Vittoria (1525-1608)
TITOLO: San Marco
DATA: 1565 ca.
COLLOCAZIONE: parete sinistra - cappella Grimani (nella mappa n°20)
TECNICA: scultura
MATERIALI: marmo

Le sei cappelle laterali furono messe a punto lungo il decennio 1544-1553 su modello delle due, realizzate ai lati della maggiore e già completate da tempo. La più importante storicamente ed artisticamente è quella di Marcantonio Grimani (la terza a sinistra) mentre le altre due a sinistra furono costruite per ultime (1552-1553) a diretta cura del monastero, ma sovvenzionate a posteriori da una cospicua donazione di Marcantonio Grimani. Le tre cappelle a destra, invece, sono il prodotto della fase intermedia dei lavori di ampliamento e delle pratiche di concessione che segue al “prototipo” Grimani.Marcantonio Grimani volle aggiungere ai ricchi ornamenti marmorei e alla lapide sepolcrale, il ritratto in busto e i due santi eponimi Marco e Antonio abate tutti e tre firmati da Alessandro Vittoria, nonché l’Orazione nell’orto, la Deposizione nel sepolcro ai lati, il Bacio di Giuda nella volta e la Resurrezione sulla parete di fondo tutti da attribuire senza alcun dubbio agli ultimi anni di attività dello Schiavone. Sull’altare è collocata la Madonna col Bambino, Santa Caterina e frate Michele Spaventi.

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AUTORE: Pietro Baratta (1668-1729)
TITOLO: Sant'Anna
DATA: XVII secolo
COLLOCAZIONE: terza cappella destra (nella mappa n° 8)
TECNICA: scultura
MATERIALI: marmo

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AUTORE: Alessandro Vittoria (1525-1608)
TITOLO: Sant'Antonio
DATA: 1565 ca.
COLLOCAZIONE: parete sinistra - cappella Grimani (nella mappa n°20)
MATERIALI: marmo

Le sei cappelle laterali furono messe a punto lungo il decennio 1544-1553 su modello delle due, realizzate ai lati della maggiore e già completate da tempo. La più importante storicamente ed artisticamente è quella di Marcantonio Grimani (la terza a sinistra) mentre le altre due a sinistra furono costruite per ultime (1552-1553) a diretta cura del monastero, ma sovvenzionate a posteriori da una cospicua donazione di Marcantonio Grimani. Le tre cappelle a destra, invece, sono il prodotto della fase intermedia dei lavori di ampliamento e delle pratiche di concessione che segue al “prototipo” Grimani.Marcantonio Grimani volle aggiungere ai ricchi ornamenti marmorei e alla lapide sepolcrale, il ritratto in busto e i due santi eponimi Marco e Antonio abate tutti e tre firmati da Alessandro Vittoria, nonché l’Orazione nell’orto, la Deposizione nel sepolcro ai lati, il Bacio di Giuda nella volta e la Resurrezione sulla parete di fondo tutti da attribuire senza alcun dubbio agli ultimi anni di attività dello Schiavone. Sull’altare è collocata la Madonna col Bambino, Santa Caterina e frate Michele Spaventi.






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