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  • Chiesa di San Giobbe A causa di importanti lavori di manutenzione la visita artistica è sospesa nella chiesa di San Giobbe.

Le chiese >  Chiesa di San Sebastiano
Il castigo dei serpenti

Autore: Anonimo
Secolo: XVI°
DATA: XVI secolo  COLLOCAZIONE: pareti della sacrestia   TECNICA: olio su tela

L’amicizia per l’abate Bernardo Torlioni, priore del convento dei gerolimini a Verona, per il quale Paolo Veronese aveva dipinto una Deposizione ora la Museo di Castelvecchio, portò l’artista a trasferirsi a Venezia.

L’ambizioso progetto della decorazione della chiesa iniziò nel 1555 con la realizzazione delle tele per il soffitto della sacrestia.

L’iconografia che coniuga il percorso mariano con la narrazione delle storie di San Sebastiano l’antica doppia intitolazione della chiesa al martire e alla Vergine. Nel breve giro di un anno, il Veronese consegna le prime tele, così come accerta l'iscrizione datante MDLV. DIE XXII NOVEMBER apposta su uno dei tondi angolari con cherubini.

Un fitto dialogo tra i due Testamenti si può cogliere nelle tele dipinte alle pareti dalla bottega di Bonifacio de’ Pitati (1487-1553): la riapertura dei rapporti fra la Terra e il Cielo, preannunciata dal Sogno di Giacobbe si compie nella Natività di Gesù; la liberazione dalla schiavitù e il cammino verso la Terra promessa, celebrati nel Passaggio del Mar Rosso, sono prefigurazioni dell’opera cominciata da Gesù, nuovo Mosè, nel Battesimo sulle rive del Giordano; la prova del Sacrificio di Isacco è rivissuta nell’Orazione nell’Orto, al Gesù della Crocifissione corrisponde il Castigo dei serpenti, affiancato dalla Resurrezione; ai lati della Crocifissione, sono collocate le raffigurazioni di San SebastianoSan Paolo eremita.

Questa serie di dipinti, apparentemente del tutto priva di documentazione, è disposta in una sequenza del tutto improbabile e complicata dalla presenza di qualche altro dipinto visibilmente estraneo alla serie. La critica ha attribuito, senza troppo verifiche, queste opere ad un gruppo di pittori non proprio omogeneo se insieme a Bonifacio de' Pitati, alla sua bottega (tutta da ricostruire) e ad Antonio Palma spunta nientemeno che il nome di Marten de Vos.
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