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Con l’avvicinarsi del Natale desideriamo proporre a quanti amano Venezia, le sue chiese e l’arte in esse contenuta un percorso che comprende tre opere dedicate proprio alla Natività.

Cannaregio. Ci troviamo nella Cappella Contarini, il primo complesso devozionale dedicato a San Giobbe e voluto da Giovanni Contarini, la quale sepoltura aveva ubicazione proprio in questa chiesa. La pala è ancora oggi sopra l’altare della cappella ed è stata eseguita intorno al 1540. Si tratta dell’Adorazione dei pastori di Giovan Gerolamo Savoldo Un’ambientazione estremamente devozionale, carica di umiltà ed innocenza caratterizza non solo i personaggi in primo piano, ma anche i veri protagonisti che nascosti assistono alla rivelazione del Nascituro: i pastori. Due di loro scrutano il Bambino facendo capolino dal muretto in secondo piano, ma sarebbero incapaci di comprendere l’annuncio della nascita di Cristo; solo uno in realtà ha preso coraggio e deciso di mostrarsi all’ingresso per cercare di comprendere quello che sta accadendo davanti ai suoi occhi, imitando il gesto di preghiera che vede compiere dalla Vergine. È proprio in quest’ultimo pastore che potrebbe celarsi l’identificazione (forse anche in un vero e proprio ritratto) del committente dell’opera. (apertura lunedì, martedì, venerdì e sabato dalle 10.30 alle 13.00)

Dorsoduro. La Natività di Cima da Conegliano, datata tra il 1503 e il 1509, è posta nell’altare di San Giuseppe della chiesa dei Carmini e realizzata su commissione di Giovanni Calvo. La figura della Madonna sottolinea la scelta di un ritratto realistico ma sempre tenendo conto dell’aspetto astratto e religioso: il suo volto giovane, vicino a quello di una fanciulla di terre coneglianesi, mostra allo stesso tempo la Vergine emozionata ma timorosa, poiché già a conoscenza della fine a cui sarebbe andato incontro il figlio. Il Bambino si mostra invece in tutte le sue fragilità, durante un sonno attorniato però da un calore amorevole delle persone che gli stanno intorno. Dietro alla Madonna due figure particolari: si tratta dell’arcangelo Raffaele che tiene per mano il fanciullo Tobiolo, l’eroe biblico del Libro di Tobia. La loro curiosa presenza è quasi sicuramente dovuta alla richiesta dello stesso committente come riferimento alla sua parrocchia di provenienza dell’Arcangelo Raffaele. Al centro del dipinto Giuseppe sembra indicare il Bambino ad un uomo inginocchiato: l’uomo dovrebbe essere proprio il committente dell’opera, Giovanni Calvo, che ha portato come dono in un cesto delle nespole e due colombe, simboli di purificazione. All’estrema sinistra della scena sono presenti due figure femminili, rispettivamente Santa Caterina di Alessandria con la palma del martirio, in rimando al nome alla moglie di Giovanni Calvo, e Sant’Elena che porta la Vera Croce, quella su cui Cristo consumerà il sacrificio. Anche queste due sante sono vestite secondo gli abiti dell’epoca. Lo sfondo ci offre un suggestivo paesaggio collinare che con ogni probabilità riproduce i luoghi di provenienza del nostro pittore: si scorge sopra un monte la torre medievale del castello di Conegliano. (apertura da lunedì a sabato dalle 10.30 alle 17.00)

Isola della Giudecca. Al Redentore La Natività di Cristo è opera di Francesco Bassano (figlio del celeberrimo Jacopo Bassano) e la si può ammirare nella prima cappella a destra della navata. La componente principale è senza ombra di dubbio la luce: la vediamo provenire dal cielo, illuminare lo stesso Cristo Bambino per poi diffondersi in tutto l’ambiente e infine propagarsi dalla candela del pastore che accorre per partecipare al lieto evento. Una quarta luce si può individuare in secondo piano, quella di un altro pastore che tiene in mano una debole fiaccola simbolo del Mondo Antico, che infatti si è smarrito nella strada e non riesce a giungere dal Bambino ma si addentra tra delle rovine (forse sono proprio quelle del tempio romano della Pace, crollato la notte della nascita di Cristo secondo la Legenda Aurea). Un pastorello a lato in primo piano sta intonando una canzone e ci sta invitando ad assistere all’evento: è lui il tramite tra lo spazio interno e quello esterno, ossia dello spettatore. (apertura da lunedì a sabato dalle 10.30 alle 17.00)

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